L'origine del nome Triacamusicale

 

da: Venezia Nascosta
Misteri, segreti, leggende, viaggi e scoperte

01/03/2009
La Triaca o antiveleni a Venerzia
La Triaca o Teriaca è stata considerata l'antidoto per eccellenza per combattere i veleni, soprattutto quelli di vipera. Il nome deriva dal greco Therion usato per chiamare così gli animali velenosi. La composizione di questo antidoto si rifà al contravveleno usato da Mitridate, il re del Ponto, il quale usava assumere giornalmente un pò di antidoto per diventare in seguito resistente a qualsiasi veleno. Nel tempo la teriaca veneziana divenne famosa in tutto il mondo conosciuto (anche il Gran Kan della Cina volle ampolle di questo antiveleno), e famose furono le botteghe degli speziali che li componevano: Tre Torri, Allo Struzzo e Teste d'Oro.
La preparazione dell'antidoto a Venezia veniva fatta in pubblico assumendo quasi toni di festa. Tutt'ora, davanti all'antichissima Farmacia in Campo S. Stefano vi sono i segni degli incavi circolari dove venivano posti i
mortai in bronzo, se vi capita andate e vedrete i solchi nei masegni.

Le spezie che venivano usate erano il pepe lungo, il Phu (valeriana) l'oppio, il cinnamomo, lo zafferano, la mirra, il balsamo orientale e la malvasia (il vino) alcuni aggiungevano anche polvere di mummia. La possibilità da parte dello Spezier veneziano di ottenere facilmente gli ingredienti, visti i rapporti commerciali con l'oriente, rese questa scienza particolarmente famosa specialmente in europa.

Della triaca faceva parte anche la carne di vipera, raccolta sui colli Euganei, in un particolare periodo dell'anno, e veniva usata la vipera femmina ma non gravida. Come ho detto, a Venezia la preparazione veniva fatta pubblicamente,
alla presenza comunque dei "Ministri di Giustizia e dei Signori Dottori del Collegio dei Periti dell'arte dello Spezier e dei molto nobili apparati".
Diversi Spitali di altre città, come Camaldoli e MIlano mandarono qui i loro speziali per imparare, specialmente da quello che era considerato il più competente di tutti: Giorgio Melichio, proprietario della Teriaca Lo Struzzo, il quale nel 1591 scrisse: Avvertimento di compostazione de' medicamenti per uso dello Spezier.
A Venezia comunque le farmacie erano considerate veri e propri luoghi di culto.
Inizialmente l'arte venne considerata una vera e propria confraternita con uno statuto unico; fu solo nel XIV secolo che si divisero di due rami: gli spezieri da medicine e gli spezieri da grosso o venditori di spezie.

Lo speziale si impegnava con un giuramento solenne a "non dare nè a far dare ne insegnare a fare medicine velenose.
La vendita dei veleni fu limitata alle due spezierie principali di S. Marco e di Rialto, e solo dietro la presentazione della bolletta rialsciata dai Giustizieri Vecchi, che ne dettava la qualità, la quantità e le varie caratteristiche.
Le farmacie, più che un luogo di vendita di medicinali erano un vero e proprio ritrovo, ove i nobili discutevano e si confrontavano. La storia dele spezierie veneziane è importante per comprendere come questa civiltà si rapportò alle altre culture completamente diverse, con l'intento di trarne il meglio e di acquisire le spezie e le merci più originali e
rare per il proprio mercato farmaceutico. Di come con esse abbiano affinato le proprie conoscenze scientifiche e
terapeutiche per servire la Serenissima e renderli il meritato onore.

 

 

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